Accordatura pianoforti

La percezione di ogni sfumatura dei suoni

Accordatura pianoforti

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Accordare un pianoforte significa sintonizzare le circa 250 corde alla giusta frequenza. La sintonizzazione ha ragion d’essere su ogni singola corda ma non solo, anche in relazione a tutte le altre.

Dunque anche un microscopico cedimento di tensione e dunque di altezza del suono  guasta il rapporto della frequenza di una corda con quello delle restanti 249 corde: ne deriva che un tecnico in una fase di accordatura “sistema” non solo 88 tasti ma più di 60.000 relazioni tra corde.

Micro-cedimenti  avvengono in buona sostanza già a breve distanza dall’accordatura, ma la somma di questi movimenti raggiungono,  dopo un anno di uso medio dello strumento, un livello non idoneo alla buona realizzazione musicale anche se, e per fortuna l’orecchio dell’utente non soffre di un cambiamento che avviene così lento e graduale nel tempo.

Si agisce modificando la tensione delle corde al fine di ripristinare:

  1. l’altezza del suono di riferimento (diapason o corista)
    – la nota avente come riferimento la frequenza del diapason determina l’altezza di tutte le note della tastiera. Tale altezza deve essere la stessa per tutti gli strumenti in modo da poterli suonare anche contemporaneamente. Continui micro-assestamenti della struttura del pianoforte e delle corde tendono a far perdere la tensione data alle corde stesse e di conseguenza l’altezza del diapason scende –
  2. il giusto rapporto tra i suoni, dettato dalle leggi del Temperamento Equabile
  3. la purezza dei suoni dei singoli tasti, raggiunta sintonizzando tra di esse le corde che sono percosse dallo stesso tasto

Marco Grassi esegue l’accordatura con “Tecnica ad Orecchio” che si basa sulla percezione diretta dei suoni senza affidarsi a strumenti elettronici. Ciò è possibile non grazie ad un orecchio assoluto, non relativo ma “battimentale” ossia percettivo i battimenti tra suoni. Calibrando i battimenti che si verificano tra le note della scala, l’accordatore definisce con precisione assoluta l’altezza dei singoli suoni della scala stessa, secondo le leggi del Temperamento Equabile o, quando richiesto, di altri temperamenti.

Intonazione del pianoforte

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Suonare un pianoforte ben accordato ma non intonato è come cantare le note giuste ma con una voce spiacevole.

L’intonazione, che si distingue dall’accordatura, e’ un’operazione complessa e  serve a modificare
non l’altezza ma il colore del suono.

Questa delicata pratica, poco nota agli utenti in generale a volte anche ai pianisti, deve essere esercitata da tecnici professionisti. Prevede un lavoro direttamente sui martelletti e più precisamente sui feltri. Vengono adoperati vari attrezzi tra i quali l’intonatore, un manico con dei sottili aghi, che vanno sapientemente affondati  nei feltri stessi.

Gli obiettivi principali di questo lavoro sono:

  1. ottenere un suono oggettivamente bello, adatto al gusto del cliente, in armonia con l’ambiente acustico.
  2. allargare il ventaglio di possibilità dinamiche dal pianissimo al fortissimo.
  3. ottenere “Apertura” timbrica durante un crescendo verso il fortissimo

La modificazione progressiva del timbro all’aumentare dell’intensità è una caratteristica peculiare del pianoforte e concorre ad enfatizzare il passaggio tra il piano ed il forte.

Registrazione del meccanismo del pianoforte

Il sistema meccanica tastiera del pianoforte ha in sé  una moltitudine di regolazioni possibili.

Con l’uso, lo stato di queste regolazioni tende lentamente ad allontanarsi dalla situazione ideale. Agendo attraverso di esse, viene ripristinata la condizione di massima resa espressiva della meccanica. Si massimizza così l’ampiezza del ventaglio di possibilità dinamiche, la velocità per il trillo e il ribattuto, il controllo del pianissimo.

Quando il meccanismo è eccessivamente usurato e attraverso la regolazione dello stesso non si riesce più ottenere un upgrade di  qualità, si interviene con la…

Revisione del sistema meccanica-tastiera del pianoforte

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Prevede la sostituzione di tutte parti aventi segni di usura e/o di anzianità, al fine di ottenere la condizione di un complesso nuovo.

Ad esempio se i martelletti sono già stati più volte pettinati e presentano dei solchi profondi, sarà necessario sostituirli o fare loro la rifeltratura.

I martelli nuovi una volta montati vengono comunque trattati in laboratorio con una necessaria prima pettinatura e preintonazione.

Vengono  altresì adattati alla cordiera posizionandoli in maniera adeguata ad essa in modo da sfruttare al meglio l’energia di percussione.

Alla stregua dei martelli, tutte le altre parti vengono analizzate ed eventualmente sostituite con nuove, quelle che si possono riportare allo stato originale si lavorano a mano.

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